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La criminalità organizzata nel settore del commercio al dettaglio (ORC) ha registrato un’impennata drammatica negli ultimi anni, come dimostrano i dati dell’ultima indagine nazionale sulla sicurezza nel commercio al dettaglio (National Retail Security Survey) condotta dalla National Retail Federation (NRF), che evidenziano una forte tendenza al rialzo. Dal 2022 al 2023, i retailer che monitorano gli episodi di ORC hanno segnalato un aumento sbalorditivo del 57% di questi furti, a riprova della crescente sofisticazione e portata delle reti criminali che prendono di mira i negozi.
Il problema va oltre i furti di alto valore; nel 2023 i retailer hanno registrato anche un aumento del 93% nel numero medio giornaliero di episodi di taccheggio rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019, il che indica che l’ORC è sempre più intrecciata con attività di furto più ampie. Questo aumento non solo sta colpendo finanziariamente le aziende, ma sta anche creando un ambiente più pericoloso per il personale e i clienti. Secondo la NRF, nel 2024 il 76% dei retailer ha espresso maggiore preoccupazione riguardo all’ORC nell’ultimo anno, mentre il 73% ha osservato che i trasgressori sono più aggressivi o violenti.
Nell’annunciare la chiusura di nove negozi a New York, Seattle, Portland, San Francisco e Oakland, Target ha evidenziato una serie di furti ripetuti e sfrontati perpetrati dalle stesse bande organizzate che «spazzavano via» i negozi, afferrando bracciate di articoli di alto valore prima che i dipendenti potessero intervenire. Un responsabile di negozio nell’East Harlem (Stati Uniti) ha descritto come questi gruppi entrassero in modo coordinato, distraendo il personale di sicurezza vicino all’ingresso, per poi dirigersi direttamente verso le vetrine chiuse a chiave contenenti prodotti di bellezza — spesso riuscendo a scassinarle in pochi secondi. Nonostante l’aumento del personale di sicurezza, l’installazione di dispositivi di protezione della merce e la riorganizzazione dei corridoi, i furti sono continuati settimana dopo settimana, costringendo l’azienda a concludere che non fosse «più sicuro» né per il personale né per i clienti continuare a operare in quei punti vendita. La decisione ha suscitato preoccupazione tra i leader della comunità, che temevano che questa perdita potesse svuotare il quartiere: «Quando un grande marchio come Target se ne va», ha affermato un consulente del settore, «non sono solo i posti di lavoro a scomparire: il flusso di clienti cala, i fornitori si ritirano e l’intero ecosistema commerciale si indebolisce».
Le bande dedite alla criminalità organizzata nel settore della vendita al dettaglio (ORC) ricorrono sempre più spesso a tattiche coordinate che sfruttano sia le vulnerabilità dei negozi fisici sia le opportunità di rivendita online. Un metodo comune è il «blitz delle micro-bande», in cui piccoli gruppi coordinati sopraffanno il personale del negozio ricorrendo a manovre di distrazione e alla rapidità. La NRF osserva che «gruppi composti da tre a cinque individui che entrano insieme per creare confusione e bloccare i dipendenti» sono diventati una tendenza in crescita, consentendo ai ladri di impossessarsi di articoli di alto valore e fuggire prima che intervenga la sicurezza.
Un altro schema in crescita riguarda la manipolazione delle casse self-checkout (SCO): secondo il rapporto del National Retail Security Survey (2023), i malintenzionati utilizzano spesso quelle che i retailer definiscono «tecniche di elusione della scansione», tra cui «lo scambio di etichette (ticket switching) e la mancata scansione alle casse self-service». Queste tattiche consentono ai malintenzionati di apparire come clienti legittimi, nascondendo al contempo furti su larga scala. Una volta rubata la merce, le reti ORC si avvalgono di sofisticati canali di rivendita online – o e-fencing – per smistare rapidamente i prodotti «attraverso marketplace online dove è difficile risalire alla provenienza», afferma la NRF, spesso mescolando la merce rubata con quella legittima per sfuggire ai controlli. Questi metodi coordinati creano un circuito altamente efficiente che consente furti ripetuti, mette a dura prova i team di Loss Prevention e alimenta le operazioni ORC su scala nazionale.
Nel 2025, il taccheggio organizzato si evolverà con metodi sempre più sofisticati e interconnessi che renderanno i furti più rapidi, più intelligenti e più scalabili. Uno degli sviluppi più preoccupanti è l’uso di strumenti basati sull’intelligenza artificiale per identificare articoli di alto valore e facilmente vendibili, consentendo ai criminali di analizzare rapidamente i livelli delle scorte, i dati sui prezzi e le informazioni relative alla supply chain per selezionare la merce più redditizia da rubare.
Oltre a un targeting più mirato, si registra anche una maggiore mobilità, poiché i gruppi ORC operano in bande che passano da un negozio all’altro, spostandosi attraverso diverse città o addirittura regioni a bordo di auto a noleggio o veicoli rubati per rapinare più punti vendita in rapida successione, riuscendo a sfuggire alla polizia locale. Il coordinamento di questo tipo di furti non si limita più agli incontri di persona; al contrario, questi gruppi si organizzano sempre più spesso tramite gruppi privati sui social media e app di messaggistica cifrata, dove vengono condivisi i piani, assegnati i ruoli e messi in vendita gli oggetti rubati nel giro di poche ore dal furto.
Queste tendenze emergenti delineano un quadro delle reti ORC che operano più come startup flessibili che come le tradizionali bande di taccheggiatori, con la tecnologia che svolge un ruolo fondamentale. L’efficienza con cui i ladri agiscono dovrebbe spingere i supermercati e le grandi catene a contrastare i furti in modo efficace e ad avvalersi degli stessi progressi nel campo dell’intelligenza artificiale e della tecnologia.
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La probabilità che un retailer diventi un bersaglio privilegiato della criminalità organizzata nel settore retail (ORC) dipende sempre più da tre fattori interconnessi: l’ubicazione del punto di vendita, l’assortimento dei prodotti e le misure di sicurezza complessive. Secondo dati recenti, il 65% di tutti i casi di taccheggio si verifica nei negozi delle aree urbane, rendendoli di gran lunga più esposti rispetto alle sedi situate in contesti rurali. Nel contempo, i furti nei centri commerciali dell’hinterland sono aumentati del 23% dal 2022, a riprova del fatto che le differenze inventariali stanno aumentando non solo nei centri cittadini, ma anche in contesti periferici tradizionalmente considerati a basso rischio. Inoltre, i retailer che offrono un assortimento ricco di articoli di alto valore e facilmente occultabili — quali cosmetici, abbigliamento di marca, elettronica, alcolici e prodotti farmaceutici — sono esposti a un rischio ancora maggiore, poiché tali articoli garantiscono elevati profitti sui mercati secondari con uno sforzo relativamente modesto.
Tuttavia, la posizione e la merce da sole non determinano il destino di un negozio; ciò che spesso decide se esso diventi un bersaglio ricorrente è la sua posizione all’interno del modello di maturità della sicurezza. Questo schema spazia da misure «reattive» di base (come telecamere a circuito chiuso e guardie in divisa) a soluzioni più avanzate e «proattive», quali l’integrazione dell’analisi dei dati, partnership coordinate con la polizia locale e intelligence in tempo reale per la Loss Prevention. I retailer che rimangono bloccati nella fascia più bassa di questo modello — offrendo una formazione limitata al personale, affidandosi a sistemi CCTV tradizionali e reagendo ai furti solo dopo che si sono verificati — spesso subiscono attacchi ripetuti e sempre più gravi da parte delle stesse bande organizzate. Al contrario, le aziende che investono in misure di sicurezza avanzate sono in grado di scoraggiare, contrastare e individuare le attività criminali prima che prendano piede.
Nel settore della grande distribuzione, i sistemi di difesa in prima linea combinano sempre più spesso barriere fisiche e tecnologie intelligenti per prevenire i furti:
Insieme, queste misure creano una strategia di difesa a più livelli, che combina controlli fisici, monitoraggio comportamentale e intelligenza predittiva per abbattere le differenze inventariali e scoraggiare ogni tipo di criminalità.
Un’efficace strategia di Loss Prevention nel settore retail non dipende solo dalla tecnologia, ma anche da adeguamenti strutturali relativi al personale e ai processi, fondamentali per rafforzare la preparazione e la capacità di risposta del team. La formazione sulla consapevolezza situazionale (situational awareness) consente ai dipendenti di riconoscere tempestivamente i comportamenti sospetti, comprendere le tattiche più comuni utilizzate dai ladri professionisti e reagire con sicurezza senza esporre se stessi o i clienti a rischi inutili.
Inoltre, i manuali di gestione degli incidenti forniscono procedure chiare e dettagliate per affrontare i furti — dall’individuazione iniziale fino alla documentazione e al follow-up — garantendo coerenza operativa e riducendo gli errori causati dallo stress. Oltre alle misure interne, i retailer collaborano sempre più spesso con le forze dell’ordine e con le associazioni specializzate nel contrasto all’ORC (Organised Retail Crime Associations), condividendo dati e segnalazioni sui recidivi, sui prodotti più a rischio e sulle tendenze emergenti della criminalità organizzata. Combinando personale qualificato, processi strutturati e partnership esterne, le aziende creano un ambiente proattivo in grado di individuare, scoraggiare e contrastare i furti in modo decisamente più efficace rispetto al solo utilizzo della tecnologia.
Per rendere un punto vendita a prova di futuro contro i furti e la criminalità organizzata nel retail (ORC) è necessario un approccio strutturato e graduale che combini una valutazione continua, l’analisi delle informazioni e investimenti strategici:
Seguendo questi passaggi, i retailer creano un quadro proattivo che non solo affronta le minacce attuali, ma si adatta anche ai rischi emergenti, rendendo il negozio più sicuro per il personale e i clienti e salvaguardando al contempo la redditività aziendale.
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